
Amsterdam 1964: un variegato gruppo di artisti di strada, anarchici
visionari, antimilitaristi si riunisce per dare vita al movimento dei
Provocatori (abbreviato in “Provos”), incarnato nella curiosa figura di
un ex-lavavetri, Robert Jasper Grootveld, autoproclamatosi “scemo del
villaggio in servizio attivo”.
Sono ecologisti in un’ epoca in cui ancora non esisteva tale parola,
detestano alcool e sigarette, sono antimilitaristi e non violenti.
Si riuniscono in piazza Spui, davanti alla statua del “Lieverdje” (il
monello) donata alla città da mercante di tabacco, dove danno vita ad
happening gioiosi e frizzanti, dove tra uno scambio di doni improvvisato
e uno scontro con la polizia si mettono le basi per un movimento politico
innovativo e destabilizzante; con l’ esperienza i Provo hanno imparato che
lo strumento di lotta più temibile è l’immaginazione, che loro utilizzano
per ridicolizzare il potere e smascherare l’ipocrisia.
Un esempio notevole di beffarda genialità è la diffusione della falsa notizia
dell’ abdicazione della Regina Giuliana.
Il loro obbiettivo è provocare uno scossone alla noiosa e statica società
olandese, lanciata verso il consumismo e preda del boom automobilistico.
L’ automobile è il primo nemico del “provotariato” : distrugge il tessuto
umano dei quartieri, inquina, rende nervosi e aggressivi, è pericolosa per
pedoni e ciclisti ma soprattutto consuma: per questo motivo è tanto adorata
dalla società quanto odiata dai Provos.
Il movimento concretizza i propri ideali elaborando i cosiddetti “Progetti
bianchi” che intendevano socializzare gli appartamenti, segnalando i
luoghi sfitti da occupare; abolire le automobili e ridurre al minimo i gas di
scarico dannosi per la salute, legalizzare le droghe leggere ed introdurre
all’ educazione sessuale i giovani nelle scuole.
Come simbolo adottarono la bicicletta, principale antagonista dell’
automobile e simbolo internazionale di libertà; la bicicletta non consuma
e necessita solo di qualche grintosa pedalata: il simbolo perfetto per
dei “consumatori consapevoli” come i Provos.
Invitarono la popolazione a “rendere pubbliche” le loco biciclette mediante
il piano delle “Biciclette bianche” : “il bianco annulla tutto, anche la
proprietà” e “una bici non è niente, ma è già qualcosa” sono i loro motti.
Durante la presentazione ufficiale del progetto, in piazza Spui, accorsero
migliaia di persone per dipingere di bianco la loro bicicletta e renderla
così pubblica: la polizia non gradì tutta questa solidarietà e caricò i
manifestanti: quest’ azione fece schierare molti cittadini comuni presenti
alla manifestazione dalla parte dei Provos.
L’ operazione “Biciclette Bianche” venne riproposta a Stoccolma, Berkley,
Praga e Oxford; la nostra città ha intrapreso nel 2010 il progetto “Bike
Sharing”, rendendo pubbliche parecchie biciclette.
Nel 1966 il movimento ottiene la sua più grande vittoria: dopo una
rocambolesca campagna elettorale caratterizzata da motti ironici “votate
Provo per avere bel tempo!” entrano nel Consiglio Comunale di
Amsterdam, portando la loro voce dalle piazze alle Aule, e riuscendo
nel loro intento di rendere la capitale olandese uno dei posti più vivibili
e tolleranti del Mondo, attento all’ ecologia e vicino ai bisogni della
popolazione.
A differenza di ciò che succede altrove le richieste dei giovani trovarono
nelle autorità del proprio Paese una controparte attenta e disponibile, in
questo caso la società olandese ha ascoltato il movimento dissidente,
appoggiandone le proposte e integrando con il minimo antagonismo gli
ormai ex-provocatori, che si sciolsero il 13 maggio 1967 con una grande
festa a Vondelpark, “minacciando” di tornare in caso di bisogno.
Oggi ad Amsterdam ci sono circa 500mila biciclette, una qualità della
vita invidiabile, una tolleranza mitizzata nel consumo di droghe leggere,
di prostituzione legale e accettazione dell’ omosessualità: questi fattori
conferiscono alla capitale olandese l’aura magica di una città liberata.
“non è la neve che farà
Il mondo bianco che verrà
Ma ciò che credi
E cio che vuoi
Vestito in bianco
Assieme a noi”
(Caterina Caselli-Le Biciclette Bianche-1967)
Capra Nicholas
nicholas luigi capra (red. Publitre)
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